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Il Livenza

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Il fiume Livenza nasce in Friuli Venezia Giulia, nel Comune di Polcenigo in località Santissima e dà origine a numerosi fenomeni che meritano di essere osservati direttamente.
Il nostro percorso, dedicato agli amanti della natura e a tutti coloro che vogliono trascorrere una giornata all’aria aperta, incomincia proprio da qui.
La Santissima è un luogo particolarmente pittoresco, caratterizzato da uno splendido paesaggio e da una rigogliosa vegetazione, che per la sua bellezza, è stato più volte soggetto dei quadri di Luigi Nono, noto pittore sacilese. Essa è una sorgente di notevole portata, in cui l’acqua, esce in maniera costante dalla roccia calcarea.
Nel corso degli anni tale luogo è stato meta di numerosi pellegrinaggi dei fedeli che si recavano a chiedere, nei periodi di siccità, la venuta della pioggia o altri doni di cui necessitavano. Attualmente, sorge in loco la Chiesa della Santissima Trinità, edificata nel 1336, poi ampliata ed infine, affidata alle cure di Frati Minori Osservanti Francescani che vi s’installarono fino alla soppressione del convento nel 1769. L’edificio rimase a lungo abbandonato, finché, nel 1922 divenne pertinenza della Parrocchia di San Lorenzo di Coltura. A seguito del terremoto del 1976, fu completamente restaurato; attualmente, davanti alla Chiesa si stende un porticato, che, anticamente, era luogo di riparo per i pellegrini che vi giungevano. Al suo interno vi sono diversi affreschi e lo stemma dei francescani, due braccia incrociate, ripetuto in diversi punti.
Mirabile è anche il sacello che sorge nei dintorni, creato dai frati francescani e dedicato alla Santissima Trinità che sarebbe miracolosamente apparsa proprio in questo luogo ad un abitante locale. Tale sacello fu poi sostituito da un santuario.
Vicino alla sorgente ha luogo il Palù, zona molto interessante dal punto di vista storico e archeologico. (vedi Itinerario “Tracce della preistoria”).
Proseguiamo il nostro cammino verso la terza sorgente del Livenza: il Gorgazzo.
La risorgiva del Gorgazzo sgorga dalle pendici del monte Cavallo-Cansiglio, splendida zona da visitare per i fantastici colori che la caratterizzano, per l’ambiente affascinante che la circonda e nondimeno, per il mistero che la ammanta: la sua profondità non è ancora stata completamente esplorata dai sommozzatori e i cunicoli sotterranei che la formano nascondono ancora molti segreti inesplorati. Attualmente, inoltre, è stato fatto divieto d’immersione, a seguito di numerose esplorazioni fallite tragicamente e vista la morfologia della cavità sotterranea che rende particolarmente difficoltose le immersioni, poiché il pozzo si restringe verticalmente man mano che aumenta la profondità.
L’acqua che fuoriesce proviene da un bacino endogeno nascosto all’interno della montagna, attraversa un angusto passaggio e sbuca infine al Gorgazzo.
Le acque del Gorgazzo hanno reso fertili le terre su cui scorrono e ne hanno determinato l’antica pratica della marcite, attività che consiste nel far marcire l’ultimo taglio dell’anno sui prati, facendovi ristagnare le acque.
In totale tre sono le sorgenti alimentate da questo bacino idrico: il Molinetto, nel comune di Caneva la Santissima e il Gorgazzo stesso.
Tra la collina del Longone e il Col del Conte, il Livenza esce dal Palù e si dirige verso la pianura, scorrendo per tratti con piccole rapide. La vegetazione che lo circonda è molto folta e diversificata e nelle sue acque si trovano molte specie ittiche. Il Livenza attraversa l’intero territorio della Pedemontana e incontra prima un ambiente collinare e poi una zona umida, caratterizzata dalle polle di risorgiva (vedi Itinerario “Le Risorgive”).
Il nostro itinerario prosegue fino a Nave di Fontanafredda, al confine con il comune di Sacile. Originariamente, si pensa che Nave fosse l’appellativo di una depressione, vale a dire di quella zona infossata tra le acque del rio Bodegan, del fiume Orzaia e del fiume Livenza, raccolta nei pressi della Chiesa di Sant’Antonio. Un’altra ipotesi è che il nome deriverebbe dalla presenza di “navi” sul Livenza che un tempo caricavano e scaricavano merci. Nave lega la sua storia alla Chiesa di Sant’Antonio, che sorge proprio sulle acque del fiume Livenza, è immersa nel verde ed è un luogo invitante per passeggiate nella natura. L’edificio risale al 1348, ma risulta difficile la ricostruzione della sua storia, a causa delle scarse notizie che ci sono pervenute. Si sa per certo che la struttura fu rimaneggiata nel 1762 e restaurata nel 1963. All’anno successivo, 1964, risale una scheda tecnica che ci fornisce diverse informazioni riguardanti l’aspetto originario della chiesetta: “Aula rettangolare con travi a vista (tre capriate), abside semicircolare, sacrestia rettangolare, aggiunta a sinistra dell’aula. Facciata liscia con porta principale ad arco ribassato, porta secondaria rettangolare sulla destra dell’aula (..). Figura moderna di Sant’Antonio Abate sull’altare.”
Tale descrizione ci fornisce qualche tratto saliente della Chiesa e ci permette di interpretare come posteriori il campaniletto, le finestre rettangolari della parete meridionale e la sacrestia.
Dopo aver ammirato l’ambiente, la chiesa e il sacello, proseguiamo il nostro itinerario in direzione Sacile. Il comune costituisce un punto fondamentale del nostro itinerario poiché deve la sua nascita e la sua crescita al fiume stesso, come traspare anche dall’appellativo di “Giardino della Serenissima” che le viene attribuito. Da sempre, fin dall’antichità, esso costituì un importante elemento strategico, militare ed economico. Durante il 400, per esempio, Sacile costituiva un punto d’approdo commerciale per tutte le navi che, navigando sul Livenza, trasportavano ricchi carichi fino a Venezia.
Gironzolando per le vie del paese si possono osservare i segni di questo passato, legato all’acqua, anche nell’architettura dei palazzi: molti di loro, infatti, hanno una facciata che dà sul fiume. Il palazzo più importante che affaccia sul Livenza è il Palazzo Ragazzoni Flangini Biglia.
Il palazzo fu costruito nel 1750 per volere di Giacomo Ragazzoni, appartenente ad una famiglia di ricchi armatori e banchieri veneziani e il suo successo è celebrato, nel salone degli imperatori, da un ciclo d’affreschi di Francesco Montemezzano che lo rappresentano con i potenti del tempo, Maria la Cattolica, Filippo II, Enrico II di Francia, il Doge Venier e il Gran Visir di Costantinopoli. Dalla strada si possono ammirare le due grandi facciate, l’una che dà sul Livenza e che presenta una pentafora con davanzale, accanto ad essa quattro finestre e al di sotto, la porta dell’imbarcatoio, attualmente murata; l’altra che dà sulla strada ed evidenzia una trifora e una quadrifora con vista sulle montagne, più in alto si nota lo stemma della famiglia Ragazzoni accompagnato dal motto “affulgent parta patris”, cioè “i figli saranno la grandezza del padre”.
Il cortile interno è decorato con statue in stucco e busti virili sopra le finestre, il tutto realizzato ad opera di un’artista veneziano appartenente alla cerchia d’Alessandro Vittoria.
L’interno del palazzo si caratterizza per le decorazioni a stucco delle sale e della cappella gentilizia, creati dallo stuccatore settecentesco Sasso, in un periodo successivo rispetto a quello delle creazioni precedenti, riconducibile alla famiglia dei nobili Flangini. Inoltre, meritano un cenno anche i due saloni del piano mobile di maggior rilievo, riccamente affrescati e in particolare, quello che si affaccia sulla strada, che riporta sulle pareti le glorie della famiglia Ragazzoni.
Un altro luogo degno di essere visitato è la Chiesetta della Pietà che sorge proprio sulle sponde del Livenza.
La chiesetta venne costruita nel 1610, per conservare, al suo interno, la statuetta della Madonna, oggetto d’eventi miracolosi, che, precedentemente, era collocata in un capitello. Si diceva, infatti, che la statua avesse emanato “grandi sudori” e che, a seguire, ci fossero state guarigioni miracolose. Attualmente la facciata esterna è pressoché identica a quella originale: una costruzione esagonale con le pareti incernierate l’une alle altre da lunghe paraste con capitelli ad imitazione ionica. La facciata è preceduta da un portico con una pentafora nel lato maggiore, risalente al ‘500, dalle linee purissime, che rende la chiesetta molto suggestiva, poiché gli archi che la sostengono sorgono direttamente dal Livenza.
La struttura interna si ripresenta simile a quella esterna, con un’aula esagonale con capitelli, le pareti arcuate, la doppia trabeazione e il tetto a volte. Su un presbiterio è collocato l’altare secentesco con le statue di San Giuseppe e San Gioacchino. Al centro dell’altare un Vesperbild, cioè una scultura in pietra dipinta nel quindicesimo secolo, modellata su esempi tedeschi ma probabilmente prodotta da un’artista locale, che rappresenta la Madonna con il Cristo deposto, la Pietà.

Lasciata alle spalle Sacile e le sue fantastiche vedute sul Livenza ci dirigiamo, verso Brugnera, anch’essa toccata dal nostro fiume.
Il territorio, un tempo, era ricoperto di boschi di latifoglie, poi, all’epoca della colonizzazione romana, le superfici boscose si ridussero notevolmente, dando spazio alle coltivazioni. Attualmente, si possono notare siepi di carpino e varie specie d’alberi concentrate solo in strettissime fasce lungo il Livenza e lungo i corsi d’acqua minori. Nella zona del Livenza vi sono anche numerose stazioni di nidificazione per uccelli, anche rari.
Ma un importante esempio ambientale da visitare è sicuramente Villa Varda, situata a San Cassiano, frazione di Brugnera.
Qui un parco si estende per circa 18 ettari in riva al Livenza e al centro ha sede un’imponente Villa. Alla villa e al parco venne data l’attuale configurazione nella seconda metà dell’800, quando Carlo Marco Morpurgo avviò gli interventi di ristrutturazione degli edifici e di sistemazione del parco. Il parco è un ambiente naturale estremamente interessante e piacevole, sede di molte manifestazioni che hanno luogo soprattutto nel periodo estivo; è avvolto da un folto bosco, ricco di specie arboree, quali il ginepro della Virginia, il pino nepalese, la sefora e la fotinia e lo caratterizzano, al suo interno, lunghi viali di tigli.
Passeggiando per il parco si possono notare anche importanti elementi architettonici, quali: una aranciera, con soprastante terrazza e balaustra in pietra e una cappella, restaurata all’inizio del secolo.
Il fiume Livenza forma una piccola insenatura, protetta da un isolotto, dove, un tempo, attraccavano le imbarcazioni che andavano a Venezia.

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