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Piancavallo e Cansiglio

Vivere il territorio > Una Provincia in bici


Piancavallo è un ampio pianoro posto a 1300 metri d’altezza sotto il massiccio del Monte Cavallo e costituisce una grande stazione internazionale di sport invernali.
Il monte fu scalato per la prima volta nel 1726 da due botanici veneziani, Giovanni Giacomo Zanichelli e Pietro Stefanelli, entrambi interessati a svolgere una ricerca scientifica ed entrambi convinti che il monte potesse essere un importante oggetto di analisi. In realtà i primi veri alpinisti che toccarono la cima furono gli inglesi F.F. Tuckett e R. Whitwell, accompagnati dalle guide Santo Siorpaes e Cristian Launner.
Inizialmente questa e le successive si presentarono come spedizioni isolate, generalmente intraprese da persone estranee alla regione e solo alla fine del secolo scorso, i friulani Giovanni Marinelli e Arturo Ferrucci iniziarono un’esplorazione sistematica dell’intero territorio e proposero finalmente dei toponimi ordinati, rilevarono quote, itinerari e tempi di percorrenza. Questi due alpinisti ebbero il merito di dar rilievo alle nostre montagne che, da quel momento in poi, divennero parte della nostra conoscenza geografica e contribuirono a stimolare l’alpinismo: sorsero associazioni alpinistiche e le antiche casere furono sostituite con ricoveri più idonei, mentre le altre furono ristrutturate e attrezzate.
Tutti i rifugi, attualmente, sono raggiungibili seguendo dei percorsi, molti dei quali recuperati dai vecchi tracciati usati dai valligiani (pastori, boscaioli, cacciatori) per le loro attività. Tutta la rete dei sentieri è facilmente individuabile perché segnalata da apposite tabelle colorate, con indicazioni e numeri.
Un’escursione molto interessante da intraprendere nella stagione autunnale e primaverile è la Salita di Pala Fontana.
L’escursione comincia dal Pian delle More, dove s’imbocca il sentiero n. 971 che, attraverso il bosco, conduce alla Forcella di Giais. Da qui, si prosegue a sinistra e camminando in cresta, si sale in vetta alla Pala Fontana da dove è possibile raggiungere il poggio del Ciastelat. A questo punto, si può scegliere fra due itinerari diversi: rientrare a Pian delle More per Forcella di Giais, attraverso un sentiero non segnato e ammirare così, le antiche vestigia delle originarie casere del Piancavallo; oppure, scegliere il sentiero che conduce a casera di Giais e raggiungere Casera Montelonga attraverso i sentieri n. 970 e n. 986, per poi rientrare a Pian delle More attraverso il sentiero n. 971. Entrambi gli itinerari sono piuttosto impegnativi, (circa cinque ore per il primo e almeno sette per il secondo) ma permettono di godere a 360° della bellezza paesaggistica del piano.
Esiste un altro itinerario, consigliato, a causa della lunga durata (circa 10 ore) e dei tratti impervi, ad escursionisti esperti: partendo dal Piancavallo, attraverso il sentiero n. 924, si arriva alla Val Sughet, qui s’individua il sentiero che conduce alla spalla del Cimon dei Furlani, s’intraprende una faticosa salita, molto panoramica, fino a raggiungere la vetta. Poi si scende seguendo tracce di sentiero che terminano alla forcella, che divide il Cimon de Furlani da Cima Manera.
Percorrendo una stretta cengia, si arriva all’attacco della “ferrata” che conduce in vetta alla Manera. Scendendo poi attraverso un sentiero molto esposto, si raggiunge la Forcella del Cavallo e da qui si potrà raggiungere il Cimon di Palantina ed in seguito, iniziare la salita. Dopo una veloce discesa dalla vetta del Palantina, si raggiunge la base della quarta vetta, il Colombera. Scesi a Forcella Tremol si risale all’ultima vetta, recuperando, per prato, il sentiero n. 993 che riconduce a Piancavallo.
Affiancano le escursioni, un gran numero d’itinerari da abbracciare con l’aiuto della mountain-bike. Per chi fosse interessato si rimanda alla visita del sito Web della Pro loco di Aviano che permette di avere un’ampia panoramica di tali percorsi e di scegliere secondo le caratteristiche, la lunghezza e soprattutto, secondo le capacità del singolo individuo. Di seguito, allora, ecco tre itinerari, tratti dal libro “Andar per monti e valli in mountain-bike”, il primo adatto a veri e propri esperti, il secondo caratterizzato da una difficoltà media, il terzo non molto impegnativo e adatto anche a chi non si sente un “vero esperto”.

Itinerario in mountain bike, con partenza da Rifugio Arneri
L’itinerario, lungo 40 km, è consigliato per gli esperti di mountain bike, è un percorso difficile e impegnativo causa la lunghezza e l’alternanza di tratti con dislivelli e tratti in quota. L’itinerario permette di visitare la foresta del Cansiglio, considerata una delle foreste meglio conservate d’Italia e di scorgere gli alberi millenari che per la loro importanza e varietà hanno reso, gran parte della foresta, una riserva integrale protetta dalla regione Friuli Venezia Giulia. Il giro inizia in località Piancavallo, da cui si prende la seggiovia fino al rifugio Arneri, prosegue lungo il sentiero 933 CAI che costeggia, ad ovest, il monte Tremol e Colombera. Si attraversa l’antro delle Mate e poi, proseguendo lungo un sentiero piuttosto scosceso, si raggiunge la Casera Palantina. Qui il tragitto merita una sosta per osservare lo splendido panorama delle Dolomiti e la vegetazione circostante. Riprendendo poi il cammino, ci s’inoltra lungo il sentiero CAI 922 e si giunge al Pian Canaie, dove si prende la strada asfaltata che da Campon porta a S. Anna. Giunti ad un bivio si prosegue a sinistra lungo una strada sterrata fino ad inoltrarsi nella foresta del Cansiglio e attraversando di seguito, Pian Rosada, Pian dei Lovi, Pian di Landro, Costa Cannella, la Val Bona, la Val Frattuzze, la Valle Scura e il Vallone fino alla Casa Forestale della Candaglia. In seguito, verso sinistra, si prende il sentiero per Col dei Scios fino a raggiungere la Casera di valle Friz, per poi ricominciare la discesa che riporta al Piancavallo.

Itinerario in mountain bike da Piancavallo.
Il percorso ha una lunghezza di 17 km e presenta una difficoltà media; si snoda per gran parte su strada sterrata circondando i colli del Piancavallo: il Col delle Lastre, la sella del Col Spizzat, il Col Ceschet e il Collalt. Si parte da Collalto e attraverso un sentiero nel bosco, si raggiunge la Casera Caseratte. Da qui si sale verso la sella del Col Spizzat attraverso il sentiero 985. In seguito, si scende per la strada forestale oltrepassando la Casera Valfredda e si giunge ad un crocevia di sentieri segnalati. Qui, il ciclista può scegliere se prendere un sentiero erboso che porta nuovamente alla Casera Caseratte o se continuare il percorso ammirando i pascoli malghivi e, toccando la Casera del Medico e poi la Casera Barzan, incontrare la strada asfaltata proveniente dalla Castaldia. Se la scelta ricadrà sul secondo percorso citato, allora, si inizierà a risalire vero il Piancavallo e dopo circa 800 metri, si prenderà una strada sterrata per la Casera Collalt fino al Piancavallo.

Itinerario in mountain-bike da Piancavallo Collalto a Piancavallo Palaghiaccio.
Il percorso ha una lunghezza di 19 km e non è molto impegnativo tanto che ciclisti esperti possono compiere l’intero percorso nell’arco di 1h.c.a. Il tragitto prevede un’alternanza fra strade non asfaltate e brevi tratti di sentiero che, attraverso i colli Lastre e Spizzat e il Pian delle More, compiono il giro delle malghe del Piancavallo. Si inizia con lo scendere di circa 200 m. dal Piancavallo verso Aviano e si prende la carrareccia a sinistra che si inoltra nel bosco. Si segue l’indicazione “passeggiata delle malghe” e si scende lungo il sentiero fino alla casera Collalt, da qui si attraversa la strada asfaltata e si prende il sentiero su prato, da cui si scende in leggero “single trek”. Proseguendo, dopo circa 100 metri, si raggiunge la strada sterrata e la si segue a sinistra, da qui fino a toccare prima la casera Barzan e poi la casera del Medico. L’eventuale viaggio in macchina può proseguire fino ad uno spiazzo, da cui partono vari sentieri segnalati percorribili esclusivamente in bicicletta, o a piedi. Da qui si può scegliere di prendere il sentiero CAI 985 verso la casera Caseratte alternando un tratto di strada nel bosco e un tratto nei prati. Superata quest’ultima, si prosegue a destra sempre lungo lo stesso sentiero, prima per una salita, poi lungo uno sterrato fino a Sella Spizzat. Qui si incontra un bivio e si prosegue a sinistra lungo lo stesso sentiero, stavolta in discesa fino al Pian delle More. Da qui si può scegliere se tornare al Piancavallo per la strada asfaltata o se prendere un sentiero per il bosco fino alla casera Paronuzzi e poi fino al Palaghiaccio.

Accanto all’attività escursionistica il Piancavallo offre, durante la stagione invernale, la presenza della neve su gran parte delle piste da sci di fondo e da discesa, mentre, durante la stagione estiva, propone moltissime attività per allenarsi e per mantenersi in forma, come il parapendio e il deltaplano.
Nella struttura sportiva del Palaghiaccio è possibile praticare, anche durante l’estate, numerosi sport: pattinaggio a rotelle, tennis, pallavolo, pallacanestro e calcio.
Gli amanti della montagna non possono dimenticare un’altra splendida località delle nostre zone, sita nei pressi del comune di Caneva: il Cansiglio.
Il Cansiglio è l’altopiano delle Prealpi Carniche a cavallo tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone e sovrasta a sud e ad est la pianura veneto-friulana, a nord è delimitato dalla regione dell’Alpago e a nord-est dal gruppo montuoso del Cavallo, ad ovest, invece, la Val Lapisina lo separa dal Col Visentin.
La parte centrale dell’altipiano è costituita da tre depressioni: il Pian Cansiglio, Valmenera e Cornesega, mentre i rilievi che lo circondano hanno un’altezza che si aggira intorno ai 1300 metri, eccezione fatta per il M. Millifret che tocca un’altezza di 1577 m., per il M. Pizzoc di 1565 m. e per il M. Croseraz, ad est, con 1694 m.
Si accede al Cansiglio passando attraverso i solchi vallivi di Campon, a 1050 m. e della Croseretta a 1118 m. a sud.
Il clima dell’area è temperato freddo con estati fresche e presenta il caratteristico fenomeno dell’inversione termica, cioè, la temperatura diminuisce dai rilievi circostanti alle zone centrali più basse a causa dell’aria fredda che, scendendo dai versanti interni, ristagna nella conca.
La temperatura, salvo casi eccezionali è compresa fra i +30° e i –30° C. Le precipitazioni medie annue sono di circa 1800 mm., ma, a causa della natura carsica dei territori, i corsi d’acqua a regime permanente sono completamente inesistenti. L’umidità atmosferica è molto elevata e spesso, una nebbia fitta è presente all’interno della conca, a causa della forte escursione termica giornaliera.
Arrivati in Cansiglio, si possono ammirare numerose specie vegetali riunite all’interno del Giardino Botanico. Il giardino fu ideato nel 1972 dal professor G. Lorenzoni dell’Università di Padova e dall’Ispettore Forestale G. Zanardo, è stato ampliato negli ultimi anni durante la gestione dell’ex Azienda Regionale Foreste del Veneto, attualmente Veneto Agricoltura.
Il giardino consta circa 500 specie di piante, tipiche dell’area Cansiglio-Cavallo suddivise, in gran parte, per ambiente: vegetazione della foresta, degli arbusteti, dei prati, dei pascoli, dei macereti, delle vallette nivali, delle rupi ecc.. Nel giardino sono presenti anche due ambienti umidi: la lama e le due torbiere che ospitano un’ampia varietà d’anfibi e insetti e una piccola collezione dedicata alla piante officinali. Al fine di mantenere l’obiettivo educativo, scientifico e conservativo, c’è la possibilità di studiare i molteplici aspetti della flora nelle relazioni ecologiche e coltivare e riprodurre le specie più a rischio d’estinzione. Tutte le attività del Giardino sono sostenute dalla collaborazione tecnica e scientifica dell’Orto Botanico dell’Università di Padova e dal 1993, dal contributo dell’associazione di volontario “Amici del Giardino Botanico Alpino del Cansiglio”.
Accanto a tale luogo affascinante, non deve mancare una passeggiata all’interno del Foresta del Cansiglio, qui, dal 1972, sono state individuate tre riserve integrali (Pian de le Stele, Col Piova e Croseraz-Val Bona), boschi ricchi di faggi che crescono spontanei nella foresta in quanto non sono soggetti ad alcuna opera di diboscamento. Questi sono collocati in prevalenza sui rilievi che circondano il piano, mentre scendendo di quota si trova l’abete bianco e l’abete rosso e ancora più in basso, nelle depressioni centrali, boschi puri di abete rosso, per gran parte di origine artificiale.
Nel sottobosco si possono ammirare felci, l’anemone dei boschi, l’elleboro verde e l’acetosella.
Tutta la zona del Cansiglio è abitata da una ricca fauna, caratterizzata dalla presenza di molti mammiferi, quali il capriolo, il cervo, la lince e l’orso bruno. Fra gi animali crepuscolari e notturni si annovera la presenza della martora, della faina, del tasso e della donnola. Inoltre, sono presenti la volpe, le lepri e fra i roditori, lo scoiattolo, il ghiro, i topi selvatici.
Molte sono le specie di rapaci presenti: la poiana, il gheppio, l’astore, lo sparviero, l’alloco, la civetta nana e il gufo reale. Tra gli anfibi vi sono i tritoni, i rospi e le rane. Tra i rettili invece, il marasso, la biscia dal collare, la lucertola vivipara e l’orbettino.
Passeggiando all’interno della foresta ci si può fermare ad osservare il Bus de la Lum che ha rivestito una grande importanza in passato e che, tutt'ora, ha una grande importanza geologica. Questo è quello che viene definito “inghiottitoio”, una forma carsica di sviluppo verticale.
Il carsismo di montagna è presente nella foresta del Cansiglio in forma di doline, piccole depressioni del terreno che vengono intasate da detriti e da materiale argilloso che le rendono impermeabili, originando così ristagni d’acqua detti “lame”. Per secoli queste pozze d’acqua furono l’unica fonte di sostentamento idrico, poiché il carsismo è proprio caratterizzato dall’assenza di acqua in superficie e dalla presenza della stessa nel sottosuolo.
Il Bus de la Lum è noto anche per essere stato il luogo in cui, durante la Seconda Guerra Mondiale, i partigiani gettavano i fascisti, per punirli dei loro misfatti contro il paese. Il Bus è stato oggetto di esplorazioni sin dall’inizio del secolo, ha una superficie larga circa 30 metri e una profondità di quasi 200 metri e il suo nome deriva da leggendari fuochi fatui che si scorgono all’apertura della voragine.
Per finire, qualora si volesse osservare l’ambiente circostante, svolgendo contemporaneamente attività fisica, si può percorrere un sentiero, lungo, ma piuttosto semplice, che collega i villaggi con gli alpeggi.
La partenza è da Coltura, nei pressi della nuova lottizzazione, qui si imbocca un sentiero molto evidente, ma non segnato, che termina all’altezza dei ristorante da Stale. Da qui parte il sentiero n.982 che, dopo circa 900 m. di dislivello, conduce a Casera Busa Bernart. Proseguendo verso sud, lungo una strada sterrata, si raggiunge Casera Costa Cervera. A questo punto, si scende verso il Crep di Varda, percorrendo il sentiero n.981, che condurrà nuovamente al ristorante di Val del Landre e in seguito, a Coltura.

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